Dallo shock petrolifero alla pandemia: 50 anni di crisi economiche in Italia

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La storia mondiale si caratterizza da un susseguirsi di crisi e di riprese. In questo modo, si delinea il ciclo economico.

Le statistiche hanno attribuito al ciclo economico una durata compresa tra i 5 e i 12 anni.

Risultano esserci nella storia cicli più brevi e cicli più lunghi rispetto alla normale durata. Il susseguirsi di questi cicli di relativamente breve durata dà ragione all’esistenza di molteplici periodi di disequilibrio economico in epoca contemporanea e, guardando ai nostri giorni, negli ultimi decenni.

In questo articolo, verrà approfondito il significato di crisi economica e verrà condotto un excursus tra le principali guerre che hanno caratterizzato gli ultimi cinquant’anni di storia italiana, portando significanti conseguenze all’economia. Così, sarà possibile fare le proprie considerazioni riguardo il contesto storico attuale e ipotizzare il destino prossimo per l’economia del Bel Paese.

Che cos’è una crisi economica?

Ai fini di avere una migliore comprensione delle cause per cui scoppiano le crisi, è importante analizzare il significato della parola crisi nel contesto economico.

La parola crisi deriva dal greco e si cala nel contesto giuridico, con un significato attribuibile alla parola giudizio.

Qual è il legame con il quale avviene l’associazione al significato di crisi com’è conosciuto a tutti noi?

È determinante comprendere le conseguenze dell’atto di esprimere un giudizio. Infatti, un giudizio determina un cambiamento, nel senso di impossibilità nel continuare con l’ordine delle cose attuale. Dunque, la crisi economica indica quel cambiamento da una situazione di ricchezza e benessere dell’economia di un paese ad una depressione.

Lo shock petrolifero

Lo shock petrolifero indica precisamente la crisi energetica del 1973.

La prosperità economica dei paesi Occidentali viene compromessa dalla Guerra del Kippur. Infatti, i paesi arabi facenti parte dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio sostengono Egitto e Siria nel loro attacco contro l’Israele con aumenti dei prezzi del barile (l’unità di misura per il petrolio), che si spingono fino ad un +300% nel giro di cinque mesi.

Quali sono le conseguenze in Italia?

In Italia, così come in molti altri paesi europei, inizia un periodo di austerità, in cui vengono adottate dal governo misure drastiche per contenere i consumi energetici e ridurre la spesa.

Uno dei settori più colpiti fu quello dell’automobile, che in questi anni è in piena crescita, tanto da diventare l’icona del boom economico italiano con la Fiat 600.

Nonostante la crisi termini dopo pochi mesi, le conseguenze si protraggono per tempi più lunghi, conducendo il Paese ad un tasso di inflazione del 19.1% e all’entrata in recessione nel 1975.

Il mercoledì nero

Dalla crisi petrolifera del ’73 si iniziano a gettare le basi per la nascita dell’euro, a causa dell’ingresso in un periodo di stagflazione per i paesi europei.

In particolare, l’Italia accumula un grande debito pubblico, causando una grave fuoriuscita di capitali dal Paese.

Il tracollo avviene mercoledì 16 settembre 1992, insieme all’Inghilterra. Di conseguenza, le gravi svalutazioni delle monete dei due Stati portano alla loro uscita dal Sistema Monetario Europeo.

Il crollo della lira, nello specifico, è segnato da una svalutazione pari a quasi il 7%, accompagnato da un debito pubblico che raggiunge il 121.8% del PIL nel 1994.

Dopo questo avvenimento, l’Italia fa nuovamente ingresso nello SME nel 1996, avviandosi alla sperimentazione dell’euro.

L’attentato alle Torri Gemelle

Gli attentati compiuti l’11 settembre 2001 sono quattro, nonostante facendo riferimento a questa tragica giornata si parli di attentato al singolare.

Quattro aerei di linea che sorvolano il suolo americano vengono dirottati da un gruppo di terroristi appartenenti all’organizzazione Al Qaeda. Due di essi si schiantano contro le Torri del World Trade Center di New York, causandone il crollo. Uno contro il Pentagono e un altro, con obiettivo la Casa Bianca, finisce in un campo.

Da qui inizia la guerra al terrorismo e si registrano gli effetti negativi causati dai danni al World Trade Center sui mercati finanziari globali, tra cui la chiusura per una settimana di Wall Street.

Alla riapertura dei mercati, l’indice Dow Jones registra la più grave flessione mai registrata fino a quel momento, pari al 7.1%, raggiungendo in una settimana il -14.3%. Non solo le azioni perdono valore, ma centinaia di migliaia di persone perdono il lavoro, il PIL perde 27,3 miliardi di dollari e lo spazio aereo nord-americano perde il suo traffico.

Le conseguenze sono principalmente psicologiche, con una massiva diffusione di paura e insicurezza. Seguono i risvolti sull’economia: l’instabilità economica americana segna profondamente le economie mondiali.

Quali sono le conseguenze in Italia?

In Italia segue la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un Decreto in cui si trattano gli adeguamenti che risultano urgenti dopo l’accaduto. Centrale è potenziare l’inserimento delle imprese nei mercati esteri, con una più efficiente allocazione di risorse umane e finanziarie.

La grande recessione

Certamente la crisi del 2007-2009 è la crisi contemporanea più conosciuta e una delle peggiori registrate storicamente. Di fatto, l’impatto che essa ha avuto sulle economie mondiali è stato tale da conferirle il nome di “grande recessione”.

Si tratta della prima grande crisi del XXI secolo e scoppia in America, in seguito alla bancarotta della banca d’affari Lehman Brothers.

Cosa innesca questa crisi?

Principalmente l’intersecarsi di tre avvenimenti:

  1. Entusiasmo e grandi aspettative nei mercati immobiliari.

    Gli investitori sono soggetti economici che possono distorcere i mercati, facendo credere che un bene o un servizio sarà in grado di assicurare grandi profitti. Questo porta il valore dei beni in considerazione alle stelle. Valore che, però, non corrisponde alla realtà. Con il valore aumenta la domanda e crescono anche i prezzi. Dunque, si crea una bolla speculativa. Nel momento in cui si realizza l’esistenza della bolla, essa scoppia portando ad un crollo nel mercato.

    Di conseguenza, nel 2008 scoppia una bolla di tipo immobiliare, fomentata dalla crisi dei subprime.

  2. La crisi dei subprime, che causa il crollo del mercato in seguito alla concessione di prestiti (iniziata negli anni Novanta in America) da parte delle banche a individui non meritevoli in termini creditizi.

    Il termine subprime fa riferimento al punteggio creditizio non sufficiente a raggiungere i termini per cui un individuo verrebbe considerato meritevole della concessione del prestito.

    Questa mera attività speculativa porta nel 2006 all’aggravarsi della crisi dell’industria dei muti ipotecari subprime, in quanto i contraenti iniziano a non ripagare i mutui contratti negli anni precedenti.

  3. L’impiego di strumenti finanziari (come i Collateralized Debt Obligations – CDO) da parte delle banche per trarre profitti dai subprime e allo stesso tempo ridurre la propria esposizione al rischio.

    Infatti, attraverso questi prodotti, le banche vendono mutui altamente rischiosi in una collezione in cui risultano alle banche d’investimento acquirenti tutt’altro che rischiosi. Questa pratica prende il nome di cartolarizzazione.

    Ad essa inizia a seguire la creazione di sempre nuovi prodotti. In questo modo, i rendimenti moltiplicano e, conseguentemente, i prezzi delle case aumentano esponenzialmente.

All’apice della bolla, Lehman Brothers genera la maggior parte degli utili dalla vendita di strumenti tossici come i CDO. Ecco perché è la prima a fallire non appena la bolla scoppia. Quarta banca d’affari d’America, crea un effetto domino e la crisi ha inizio.

Quali sono le conseguenze in Italia?

In Italia, questo significa un alternarsi di stagnazioni e recessioni per diversi anni. La crescita del Paese, già rallentata dalle crisi dei decenni precedenti, viene completamente bloccata. Il PIL inizia la sua discesa con un -1.2% nel 2008 e un -5.5% nel 2009. Ad aggravare la situazione dell’Italia si aggiunge pochi anni dopo la crisi dei debiti sovrani.

La crisi dei debiti sovrani

È il 2011 e un’altra crisi dilaga nello scenario internazionale, colpendo duramente Italia e Grecia e acuendo le tensioni economiche nei molti paesi che non hanno ancora visto una ripresa dalla crisi finanziaria del 2008.

È proprio la grande recessione a causare un aumento significativo del debito pubblico, causando lo scoppio della crisi del debito sovrano europeo.

Cosa innesca questa crisi?

Questo tipo di crisi è generato da un circolo vizioso, in cui un paese, ai fini del proprio rinnovo e per favorire la crescita del debito pubblico, soffre dagli eccessivi aumenti dei tassi di interesse sui titoli di stato messi all’asta, applicati per aggiudicarsi le vendite.

Tuttavia, se questo accade in presenza di alte quantità di debito, potrebbe essere impossibile per lo Stato risanare il proprio debito. È il caso, tra le varie potenze europee, dell’Italia, la cui crisi si manifesta quando il debito raggiunge il 119% del PIL.

In questo contesto viene introdotto lo “spread”, ovvero il divario tra le quotazioni dei titoli italiani (i BTP), o di altri stati europei, e quelle dei titoli tedeschi (i BUND), che sono il valore di riferimento per il calcolo. In Italia, raggiunge i 500 punti di differenza.

A che scopo viene introdotto lo spread?

Per quantificare l’aggravarsi delle condizioni di indebitamento degli stati europei, in termini di aumento di questa misura.

A causa di ciò, il rating dei titoli del debito pubblico italiano scende significativamente, minando il sistema bancario. Creandosi una crisi di sfiducia, le borse crollano, tra le quali la Borsa di Milano.

Come viene superata la crisi?

In una condizione di forte instabilità, solo con l’ingresso di un governo tecnico nel Bel Paese, si iniziano a vedere i primi segnali di ripresa:

  • maggiore fiducia nei mercati;

  • riduzione dei tassi di interesse sui titoli di stato;

  • riduzione dello spread.

Tuttavia, ciò avviene sulle spalle dei contribuenti. Infatti, la ripresa è stata frutto non solo dei tagli alla spesa pubblica, ma anche dell’aumento della tassazione sui cittadini.

La pandemia

La pandemia di COVID-19 ha avuto un grande impatto sugli equilibri finanziari mondiali.

In particolare, è causa del crollo del mercato azionario del 2020, con il più grande calo dopo la grande recessione, a causa della sfiducia nei mercati, registrato il 9 marzo. Questo giorno, denominato Lunedì Nero, è seguito da un successivo ed ulteriore calo il 12 marzo, o Giovedì Nero, con una caduta dei titoli oltre al 9%.

Quali sono le conseguenze in Italia?

Nello specifico, il primo indice di Borsa Italiana, FTSE MIB, cala del 17%, conferendo al mercato italiano il titolo di mercato colpito più gravemente in questa giornata.

Che cosa aspetta in futuro all’economia?

Gli equilibri economici mondiali sono ancora instabili. La pandemia si è inserita in un contesto che era fragile prima ancora che potesse subire le conseguenze della prolungata chiusura delle economie a livello internazionale.

L’ultimo cinquantennio ha minato la possibilità di ripresa per molti Stati del mondo.

Nel corso del 2022, con l’acuirsi delle tensioni tra Russia e Ucraina, si è aggiunta ad una crisi ancora in via di conclusione, quella del COVID-19, un’altra crisi energetica globale.

Il ricorrere delle crisi in cicli non prevede un futuro senza di esse.

Sicuramente, guardando alla storia una ripresa non è così lontana. In ogni caso, gli Stati devono imparare a convivere con questi momenti di depressione economica, attuando misure atte alla protezione delle finanze del Paese.

Solo così, gli individui che partecipano al concatenarsi degli eventi che influiscono sugli scenari internazionali non soffriranno esageratamente le conseguenze della storia.

Quali misure possono essere prese nel proprio piccolo?

Ognuno di noi può prendere misure atte alla protezione delle finanze personali. Questo può essere fatto risparmiando regolarmente, grazie ad una buona pianificazione delle proprie spese, e decidendo di investire periodicamente, soprattutto nei periodi di instabilità economica.

Cosa fare in periodi di ristrettezza economica per limitare i danni

Nello specifico, se una crisi economica è vicina, gli esperti suggeriscono di ritardare le grandi spese e di ridurre i propri debiti. Ciò significa rivedere il proprio budget, affinché possano essere minimizzati i rischi di impattare negativamente il proprio portafoglio finanziario.

In Italia, una delle spese principali del 2020 è stata quella per gli alimenti. Come riporta una ricerca del Politecnico di Milano, il fatturato del settore “Food&Grocery” è stato di 2,5 miliardi di euro. Quindi, per ridurre le spese personali potrebbe essere d’aiuto limitare le uscite al ristorante o gli ordini di cibo d’asporto.

Cosa fare in periodi di prosperità economica per anticipare dei possibili risvolti negativi

In concomitanza con queste pratiche, avere un “cuscino finanziario” potrebbe essere un’ottima idea per anticipare i periodi di recessione e farsi trovare preparati (anche nel caso di perdita di lavoro).

Dovrebbe essere sotto forma di fondo d’emergenza: dunque, un fondo a cui accedere solo durante le emergenze. Solo limitando gli accessi al fondo, vi sarà sempre una base finanziaria che permette di sopravvivere nel caso di eventi avversi.

Come suggerisce Forbes Advisor, un fondo ideale dovrebbe coprire le spese di un paio di mesi. Vi sono molte opportunità per crearne uno e tra queste la più diffusa è certamente la scelta di un buon deposito bancario, personalizzato in base alle proprie esigenze.

Se si sceglie il deposito giusto, esso può anche garantire un margine di guadagno extra, grazie alla liquidazione degli interessi attivi maturati.

Autore:
Annamaria Malvestio
Junior Financial Analyst

Annamaria Malvestio al momento sta studiando Finanza presso la Southern Denmark University. Ha iniziato la sua carriera nella finanza in Credem Banca ed attualmente è Junior Financial Analyst presso Intelligent Banker, dove aiuta i clienti a prendere scelte finanziarie intelligenti.

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